Trucchi e consigli
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FOTOGRAFARE
I FULMINI:
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FOTOGRAFARE
I FUOCHI ARTIFICIALI: |
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La
composizione: è particolarmente utile un sopraluogo, per individuare
la zona di lancio e ricercare un punto di ripresa elevato (ponte,
cavalcavia, campanile, colle...); infatti l'immagine sarà più
efficace se ambienteremo il fuoco artificiale su uno sfondo connotato
e riconoscibile, come possono essere le luci notturne della città. Da
un luogo elevato non sarà necessario inquadrare verso l'alto e sarà
quindi più semplice includere l'abitato nella scena. |
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(Marco
Cavina) |
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LA
"REGOLA DEL 16": |
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Questa
semplice regoletta empirica potrà far sorridere in tempi di
apparecchi superautomatici, tuttavia è bene tenerla a mente, in
quanto ci permetterà, in condizioni di emergenza, di effettuare
esposizioni corrette, senza l'ausilio di esposimetri. Si è appurato
statisticamente che -da due ore dopo l'alba a due ore prima del
tramonto- in una scena all'aperto, col cielo sereno, l'esposizione
richiesta è praticamente costante e corrisponde ad un diaframma pari
a f/16, con un tempo di esposizione corrispondente al reciproco della
sensibilità della pellicola impiegata. Ad esempio, con una pellicola
da 50 iso servirà f/16 ed 1/50 di secondo (arrotondabile ad 1/60),
mentre con una 400 iso avremo esposizioni corrette con f/16 ed 1/400
di secondo (arrotondabile anche in questo caso al tempo disponibile più
vicino, ovvero 1/500) e così via. Naturalmente vi sono condizioni
particolari che fanno eccezione, come il controluce (nel cui caso
converrà aprire 1,5 o 2 valori di diaframma) o il cielo coperto
(aprite un valore di diaframma se si tratta di una semplice velatura,
aprite 2 o 3 valori di diaframma se si tratta di una copertura spessa
); tuttavia in condizioni "normali" (sole alle spalle del
fotografo, cielo terso) la regola funziona. |
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(Marco
Cavina) |
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LA
"REGOLA DEI TERZI": |
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Si
frazioni mentalmente l'area inquadrata dal mirino in nove aree di
uguali proporzioni, immaginandone le quattro linee di demarcazione. I
punti d'intersezione di queste quattro linee indicano le altrettante
posizioni nelle quali può essere collocato il soggetto principale,
allo scopo di conferire proporzioni gradevoli alla composizione.
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"VEDERE
IN BIANCONERO": |
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La
maggior difficoltà nel fotografare utilizzando pellicole in bianco e
nero è sicuramente riuscire a "previsualizzare" i
risultati. Il nostro occhio, infatti, abituato ai colori, ne viene
facilmente distratto e non da il giusto peso alle componenti
fondamentali della fotografia bianconero (trame, forme,
chiaroscuri...). Così facendo, spesso, il negativo ottenuto non
rispecchia affatto le previsioni del fotografo. Un modo per
concentrarsi su questi particolari può essere quello di osservare
attreverso un filtro la scena che vogliamo riprendere; il filtro la
farà apparire quanto più possibile monocromatica e quindi quanto più
simile a come risulterà nella stampa. In pratica, servirà a
"tradurre" in toni monocromatici i colori della scena, in
modo da poterli più facilmente assimilare ai relativi toni di grigio.
Questo esercizio, fondamentale per l'applicazione del "Sistema
zonale", veniva svolto anche da Ansel Adams, che consigliava ai
suoi allievi l'utilizzo di un filtro arancione medio (Wratten 90). |
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EVITARE
IL MOSSO: |
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Il
mosso, croce del fotoamatore, può essere ridotto in diverse maniere;
alcune professionali ed altre decisamente casalinghe, ma nel loro
piccolo efficaci, poco costose e poco ingombranti. |
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(Camillo
Ferrari) |