La temperatura cromatica
Viene misurata mediante la scala Kelvin (detta anche "scala
assoluta"), il cui zero corrisponde allo zero assoluto, che è pari ai
-273,15 gradi della scala centigrada (limite basso fisicamente raggiungibile).
Un "corpo nero", sottoposto a riscaldamento, assume diversi colori
(dalle lunghezze d'onda dell'infrarosso, al rosso, verso l'azzurro, il viola e
l'ultravioletto), sino a divenire bianco ("luce bianca"). E' misurando
la temperatura del corpo, nel corso dei vari passaggi, che si deduce la
"temperatura cromatica" dei vari colori. Contrariamente a quanto si
immagina, minore è la loro temperatura cromatica, più "caldi"
(rosso, giallo, arancione...) risultano i colori e viceversa.
Il cervello umano sa adattarsi alle diverse temperature della luce, riuscendo
sempre a "ricostruire" una sufficiente sensazione visiva del bianco.
La pellicola fotografica, non disponendo di questà capacità, è realizzata in
modo da riprodurre con la massima fedeltà soltanto le scene illuminate da una
luce di una determinata temperatura cromatica. L'industria fotografica produce
quindi due tipi di diapositive a colori: quelle per luce diurna e lampo
elettronico (tarate per i 5500°K della luce solare, nelle ore centrali del
giorno) e quelle per luce artificiale (tarate per i 3200°K, ai quali operano
gli illuminatori alogeni da studio). Per le negative colore non esistono
differenziazioni, in quanto gli interventi di stampa contengono i vari squilibri
cromatici, in maniera efficace e mirata.
FORMULE DI CONVERSIONE:
°F = ( °C x 1,8 ) + 32
°C = ( °F - 32 ) :1,8
ALCUNE TEMPERATURE CROMATICHE:
Luce riflessa dal cielo azzurro, sereno 10000/20000°K
Luce solare, nelle ore centrali del giorno 5500 °K
Cielo sereno, nel tardo pomeriggio 4.000/5.000 °K
Cielo leggermente coperto 6500 °K
Cielo coperto 7000/7500 °K
Ombra aperta, con cielo sereno 8000/9500 °K
Alba / Tramonto 2.000/3.000 °K
Lampeggiatore elettronico 5.500 °K
(luce "bianca", taratura delle pellicole per luce diurna)
Lampeggiatore a bulbi azzurrati 6.000 °K
Lampeggiatore a bulbi bianchi 3.800 °K
Lampadine lampeggiatore blu 5.400 °K
Lampadine lampeggiatore chiare (al zirconio) 4.200 °K
Lampade al tungsteno (200 W) 2.980 °K
Lampade al tungsteno (100 W) 2.900 °K
Lampade al tungsteno (75 W) 2.820 °K
Lampade al tungsteno (60 W) 2.760 °K
Lampade al tungsteno (40 W) 2.650 °K
Lampade al tungsteno (25 W) 2.570 °K
Lampade ad incandescenza da studio (300/500 W) 3.200 °K
Lampade alogene bispina (300-500 W) 3.200 K
(taratura delle pellicole per luce artificiale)
Lampade survoltate da studio 3.400 °K
Arco a carbone a fiamma bianca 5.000 °K
Arco a carbone ad alta intensità 5.500 °K
Cratere dell'arco a carbone (ad anima dura) 4.000 °K
Candela 1.950 °K
I fattori che influenzano la temperatura cromatica di una sorgente luminosa sono
innumerevoli (perturbazioni atmosferiche, stagione, latitudine, quantità e
densità delle nuvole, inquinamento atmosferico…) , quindi i valori appena
elencati sono da considerarsi indicativi.
ALTEZZA DEL SOLE E RELATIVE TEMPERATURE CROMATICHE:
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Dipendentemente
dall’altezza del sole, la sua luce si |
IL TERMOCOLORIMETRO: indica l’esatta temperatura di colore di una luce,
permettendo di stabilire quali filtri sono necessari per “correggere”
l’eventuale dominante cromatica, da essa causata.
Semplificando, si tratta di uno strumento analogo ad un esposimetro con due
cellule, davanti alle quali sono posti, rispettivamente, un filtro rosso ed uno
blu. Adeguatamente tarato, permette di misurare lo “spostamento”
d’intensità luminosa a favore dell’uno, o dell’altro colore.
TABELLA DELLE CONVERSIONI BASE:
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